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:: Introduzione
 

Dreamshades e' un blog immaginario, ambientato in una citta' in punto di morte; animali feroci e mostruosi ne presidiano i cancelli, e non permettono a nessuno di oltrepassarli. I suoi abitanti hanno perso i contatti con il resto della civilta', hanno perso il senso del tempo e della storia, hanno perso la speranza. A loro non rimane che aspettare la morte, che potrebbe arrivare entro pochi minuti oppure a distanza di anni... chi puo' dire quando quegli esseri avranno di nuovo fame ?

In questa atmosfera da citta' fantasma, si consumano le esistenze silenziose dei protagonisti di questo diario, che raccontano qui la loro attesa... Alcuni di loro sono impazziti, altri sono disperatamente lucidi, altri ancora si concedono trasgressioni e piaceri che mai prima avevano osato.

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maggio 24 2009

  Che peccato però che siano spariti tutti....

A shade of emaleth's dreams. || URL || 14:53 || commenti

 

 

gennaio 10 2008

 

SIAMO TUTTI MORTI?

 

A shade of Ecnelis's dreams. || URL || 21:07 || commenti (1)

 

 

maggio 6 2005

  Mastica con cura il cuore che mi hai strappato..
vedi? Non ne ho bisogno.
Posso amarti anche senza.
..Mi restano ancora un cervello ed un'anima. Ti amerò con questi.

Ti amerò mentre ti osservo, straziarmi.

A shade of ChemicalFly's dreams. || URL || 18:11 || commenti

 

 

febbraio 15 2005

   Piccola. Sola. Impaurita.

E letale.

Non abbracciarmi.

Non puoi abbracciarmi.

E poi.. tu chi sei?

Ti ho forse chiesto di avere pietà di me?

Ne hai?

Vuoi proteggermi?

Perché?

Dovresti tu, piuttosto, cercare di salvarti. Da me.

Guarda i miei occhi. Sono rossi. Non concedo a nessuno il lusso di specchiarsi in essi.

Guardami, ora. Annega. Nel riflesso del sangue che non ho.

Sì. Salvami. Vieni a prendermi.

Salvami.

Uccidimi.

Se riesci.

A shade of Ecnelis's dreams. || URL || 16:37 || commenti (1)

 

 

febbraio 11 2005

 

qualche giorno fa è stata resa disponibile in rete un'interpretazione di Ivo De Palma di alcuni estratti dal mio ultimo libro...se vi interessa vi potete ascoltare lo "spoken words" scaricandolo da qui

Voce: Ivo De Palma

Parole: Stefano Lorefice

poi, se volete leggervi qualche considerazione di Ivo De Palma, in merito alla faccenda, andate qui 

spero la cosa vi garbi...

 

A shade of oltrenauta's dreams. || URL || 18:55 || commenti

 

 

febbraio 7 2005

 

Ruggine.
Polvere.
Mista.
Particelle..
Idee..
Sei in tutto quello che mi viene in mente.
Il mio cappello da strega...
Arenato.
Verticale..
Su un muro..
Rigato..di vernice densa.
Infilo ciliegie..
Spiedini..
Fuoco.
Lentamente..
Mi verso nei colori..
Azzurri delle tue dita sonore.

 

A shade of stella74's dreams. || URL || 20:43 || commenti

 

 

gennaio 3 2005

  MATTINO(55)
In cielo ,le nuvole parevano rincorrersi , quasi azzuffarsi tra loro,incitate da un vento subdolo,che cambiava direzione continuamente. IL cielo era d'un azzuro stinto,le nubi erano cenci strappati grigio biancastri... erano mutevoli eppur sempre uguali... D.si fermò a guardarle.Da quanto tempo non osservava il cielo. In città non si poteva guardare il cielo .Non c'era tempo. Era uno spreco di tempo ,e dunque di denaro ,fermarsi.

A shade of blek's dreams. || URL || 22:37 || commenti

 

 

dicembre 30 2004

 

Vattene ombra, vattene!

Se fosse la mia, mi ucciderei per non più vederla!

Vattene ombra, vattene!

Non è la mia, risplende di luce!

Vattene ombra, vattene!

Scompari lontana, non assillarmi!

A shade of AnneBathory's dreams. || URL || 17:00 || commenti

 

 

dicembre 26 2004

  Scende la neve, fitta fitta.
La osservo ricoprire ogni cosa fuori di questa finestra sgangherata.
Mi dico che sono fortunata ad essere ancora viva...
a poter guardare questi candidi fiocchi scendere dal cielo con esasperante lentezza...
Mi dico di aver una grande fortuna...
a poter aver ancora un tetto sotto cui ripararmi...
a poter bruciare della legna in quel camino...
Però il mio cuore li sente...
La mia mente sente i ruggiti animaleschi...
Sente la loro voglia di entrare nella città...
e di nutrirsi di noi...











A shade of emaleth's dreams. || URL || 12:39 || commenti

 

 

dicembre 23 2004

 

(rip-off artist...free-jazz version)

 

 

Quattro giri di chiave e una botta nel punto giusto.

Ci vuole un po’ di culo, ed anche questa notte entro nel mio monolocale.

Fermata Piola, linea 2, un posto di merda.

Tre del mattino.

A Milano la luce non manca mai, è lì a farti capire che sei ancora vivo e sul pianeta.

Che tu lo voglia o no.

Alle spalle tutti i lampioni, tutte le fermate della metro senza scendere.

Ero arrivato all’ultima, poi indietro fino a non capire più, fino a credere solo ad ogni momento che portava in superficie.

Volevo vedere dove andavano le corse della mezza, e chi c’era giù in fondo alla linea verde.

Fumato al limite.

R.i.p. e Nadia stanno dall’altra parte della città. Vogliono dormire da me.

A quest’ora i tassisti corrono e i tipi come noi li evitano senza pietà.

I soldi sono finiti da circa quattro ore.

Lo chiamo R.i.p. perché una notte è arrivato da me bianco come un cadavere. Mi sono spaventato a vederlo così trasparente.

Un tizio di colore aveva tentato d’ingropparselo.

 

“Ehi sono io, apri.”

“Che c’è?Cazzo sono le due.”

“Un tizio, un negro, ha tentato d'ingropparmi…era enorme…veramente enorme…”

“Hai la pupilla grande come un piatto, ma non ci vedi un cazzo, vero? Hai fumato…”

“Sì, sì, fammi salire che mi cago sotto…se quello mi trova…”

 

Era fumato, più di me, se possibile.

 

Nadia invece, ogni tanto la chiamo troia.

Lei non se la prende, siamo in confidenza.

E’ stata quasi con tutti nella compagnia, è simpatica.

Una volta ad una festa a casa di Tommaso “Tompa”,  se l’è fatta con tre tipi nel giro di un’ora.

Poi l’ho incrociata, mentre cercavo il cesso, e mi ha chiesto del suo perizoma.

Ma vaffanculo.

 

Siamo stati a letto.

Le piace come bacio, dice che bacio da innamorato.

Dice che la gelosia è dannosa.

Dice che se viene a letto con me è perché le va, punto e basta.

Troia.

 

Sono fumato e la porta del mio cazzo di monolocale non vuole aprirsi; ho già provato ad entrare nell’appartamento dei vicini: i Vertano…quelli ormai lo sanno e non si alzano neanche più…è che quando sono fumato mi confondo…di solito cerco di aprire tutte le porte del condominio, prima di trovare la mia…

Ero con Manuela la prima volta che mi è successo, un’ amica di Tompa; mi ha preso il panico, mentre adesso vado tranquillo fino a che non trovo la porta giusta, senza urlare o fare scenate.

Quattro giri di chiave e una botta nel punto giusto.

Così si apre la mia porta.

 

Tompa ha un sacco d’amiche, non si arrabbia se qualcuno gliele scopa.

Di solito c’è gia passato lui.

Che poi le amiche sono sempre le ultime a dartela…se te la danno.

Se non sono le tue cambia tutto.

Di solito l’amica del tuo amico te la dà facile.

E’ lui che non se la fa.

 

Tompa si scopa le sue e quelle degli altri.

Non è un gran che, ma porta la roba.

Una specie di signore del fumo.

Uno del cartello di Medellin in trasferta a Milano, anche se in Colombia vanno di coca. 

Spesso è ad Amsterdam.

Dice che tanto gli sbirri non la trovano dove la infila lui.

 

Ho cercato di smettere, e in due settimane ho fumato solo tre volte.

Bisogna smettere gradualmente, un po’ come quando vuoi piantarne una troppo sensibile: non puoi mandarla in culo subito, devi atterrare dolcemente.

Anche la roba è sensibile, si accorge subito se la stai scaricando.

Non ti dà tregua, in qualsiasi posto tu sia, lei è lì.

Non è un passaggio cosciente, solo un bisogno, neanche troppo bastardo, ma è lì.

Come le mattine che ti alzi e vuoi un caffè.

In realtà il caffè non ti serve a un cazzo, ma lo vuoi,  e fino a che non lo prendi sei rincoglionito e un po’ incazzato.

Poi, quando l’hai preso, diventi nervoso e rimani incazzato; pronto ad incazzarti anche per altre cose.

Il caffè ti fa girare le palle a trecentosessanta gradi, come quelle che ti dicono “Non m’era mai capitato di finire a letto la prima sera…non sono una di quelle io…”

 

“Vorrei un pacchetto di profilattici.”

“Quali preferisce? Anatomici? Sensibili? Ritardanti?”

“Fa lo stesso, tanto poi li devo buttare.”

 

La porta si è aperta, una botta nel punto giusto.

Nadia e R.i.p. vanno al cesso, a vomitare; io al frigo, a quest’ora mi viene sempre voglia di latte.

Latte freddo.

Non è come il caffè, a quest’ora mi sono già incazzato per troppe cose; il latte disseta e basta.

Dal cesso non arriva più nessuno.

Scopano.

Io bevo latte.

 

Nadia è sul lavandino a gambe aperte e R.i.p. lecca, poi si toccano.

Preliminari del cazzo.

Sono una presa per il culo: ti viene duro mentre lecchi e tocchi, poi quando serve gli è passata.

Forse devo smetterla col fumo.

Ho smesso con i preliminari.

 

Voglio lavarmi i denti.

 

Nei sogni capita di scopare.

Un sogno ogni quarantacinque minuti, l’ho sentito una volta alla televisione, ma ero fumato, e non sono sicuro d’aver capito giusto.

Fotte un cazzo, voglio baciare con l’alito decente.

 

“Levati dai coglioni R.i.p.”

“Devo lavarmi i denti.”

“Prendi lo spazzolino e lavateli all’angolo cottura.”

“Ma vaffanculo, è il mio cesso.”

“Fottiti.”

“Nadia, togli le chiappe dal mio lavandino.”

“Vaffanculo, tieni il tuo cazzo di spazzolino e lavati i tuoi cazzo di denti.”

Troia.

 

L’angolo cottura non è poi così male per i denti.

L’unica cosa è che te li devi lavare a memoria.

Nel cesso c’è lo specchio, puoi seguire il movimento sulle gengive.

Nel mio angolo cottura ci sono appesi quei cazzo di cucchiai lunghi, che non so neanche come si chiamano.

Mica riflettono bene quelli.

Allora te li lavi a memoria, e t’incazzi perché sono ai preliminari sul tuo lavandino, nel cesso, dove tu lavi la faccia tutte le mattine.

Perlomeno quando te lo ricordi.

Odio i preliminari e le scopate sono come il Cucciolone: dieci morsi dieci.

Solo che le scopate non vanno in offerta 3x2 al supermercato.

 

I denti sono ok, adesso.

Cerco il telecomando, giusto per avere un sottofondo noise ai cazzi miei.

Non voglio sentire Nadia che incita R.i.p. ad aumentare.

C’è il Maurizio C. Show, una replica del cazzo.

Costanzo è perfetto per non guardare la televisione e tenerla accesa. Inconsciamente ti consola: non sei l’unico stronzo sul pianeta, almeno.

Le crisi peggiori però mi vengono con Marzullo: a mezzanotte uno non può chiederti della vita, dei perché e di tutti i cazzi che non vanno per il verso giusto.

Ci vuole la faccia, per questo, e Marzullo non ce l’ha.

La faccia è fondamentale, mio zio andrebbe bene, lui si che la faccia ce l’ha. Per quelle domande lì bisogna avere la faccia di chi non c’entra.

Marzullo, sono sicuro, prima t’incasina la vita, poi t’invita per parlarne, e tu ci arrivi prevenuto, incazzato, come dopo il primo caffè al mattino.

Che poi mi sa che queste cose le fa più Costanzo. Marzullo lo cagano in pochi.

Sto facendo confusione, devo smetterla col fumo.

Mio zio, comunque, ha la faccia giusta, quella di chi non c’entra.

 

Dal cesso arriva un rumore secco, strano.

Si è spaccato in due il lavandino.

Mi sa che Costanzo mena sfiga, anche Marzullo, pure mio zio.

Rip lecca, tanto poi sono io che la mattina mi devo lavare la faccia a memoria.

Torno alla televisione, senza guardarla da un’occhiata in giro, tempo cinque minuti e Nadia mi chiede del perizoma.

 

Adesso che li ho sbattuti fuori posso stare tranquillo, tanto, tolti i quattro giri di chiave, ci vuole una botta nel punto giusto per rientrare.

R.i.p. e la Troia sono usciti, lei non se l’è presa quando l’ho chiamata così, siamo in confidenza.

 

La confidenza è uno schifo.

Finisce che se la fanno leccare sul tuo lavandino.

 

tratto dal libro "Cosmo Blues Hotel" Edizioni Clandestine

autore Stefano Lorefice (che sarei poi io, l'oltrenauta, ma questa è un'altra storia)

A shade of oltrenauta's dreams. || URL || 11:30 || commenti

 

 

 

   
 
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